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Idrografia della città di Milano al 1888 (Tav. II), Antonio Vallardi, Milano [1888] (470 x 340 mm, scala 1:16.000). Biblioteca Nazionale Braidense, Milano.

Il rapporto tra l’acqua e la città è tema che emerge con evidenza dalla cartografia antica per cui la complessa rete idrica che si dirama nel territorio milanese è alla base sia del paesaggio agrario, sia del sistema di collegamenti con l’Adda e il Ticino che, per secoli, ha costituito la spina dorsale delle vie di comunicazione e di trasporto da e per il nucleo urbano. Completato nel 1819 il Naviglio di Pavia, come ultima grande opera idraulica riguardante Milano, inizia un lento declino delle vie navigabili e un rapido degrado dei corsi d’acqua in città che, con il loro andirivieni, si oppongono alla scorrevolezza dei tracciati e alle nuove istanze dettate dall’igiene. La planimetria illustra l’idrografia della città e deriva dagli degli studi più che ventennali sulle acque urbane compiuti dall’ingegnere municipale Emilio Bignami Sormani. Utilizza un supporto cartografico che riporta gli ampliamenti previsti dal Piano Regolatore Beruto: indica con linee tratteggiate le parti già interrate, tra le quali il cavo Borgognone (corso di Porta Vittoria), parte del Redefossi (lungo i Bastioni) e anche il laghetto di Santo Stefano, in prossimità del Duomo, scomparso già nel 1857. Nello stesso anno viene avanzata la prima proposta di copertura dei Navigli che verrà completamente attuata nel 1929-1930.