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Milano com’è al giorno d’oggi 1869, Stabilimento Ronchi, Milano 1869 (litografia a colori, 785 x 770 mm, scala 80 mm / 500 m). Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, Milano.

Venduta nel negozio dello Stabilimento Ronchi, con sede nella nuova Galleria Vittorio Emanuele II, la carta Milano com’è al giorno d’oggi ebbe diverse edizioni. E’ completa di stradario suddiviso secondo i Mandamenti della città ed è corredata da una lunga legenda che riporta nomi, indirizzi e coordinate dei “primari stabilimenti”. Non compaiono più i luoghi di culto, bensì gli uffici amministrativi, le scuole e i collegi, le biblioteche, le istituzioni di commercio, i teatri, gli istituti di assistenza, le caserme e i comandi militari. Trova inoltre spazio sulla carta un testo descrittivo delle Porte di Milano intese non come emergenze architettoniche, bensì come barriere daziarie. Nell’insieme le scritte trasmettono il senso di una modernità urbana che si identifica con la sua organizzazione laica e amministrativa, in questo differenziandosi dagli esempi precedenti. Diversa può essere invece la riflessione sul tipo di rappresentazione, poiché la carta associa sullo stesso supporto diverse modalità di disegno: la planimetria, la pianta, i fronti e l’assonometria di alcuni edifici. Si tratta di figurazioni per lo più indifferenti ai rapporti di scala, con tratti a volte naif e non dissimili da un’iconografia urbana, per lo più destinata ai turisti, che aveva avuto le prime sperimentazioni nel XVIII secolo. La mappa ne risulta comunque arricchita in termini di “racconto” topografico e architettonico. Si vedano le facciate di numerosi palazzi privati di epoca neoclassica; il Lazzaretto, tagliato in due dal cavalcavia ferroviario; l’Arena allagata per uno spettacolo di naumachia che è forse retaggio di un’iconografia precedente; la puntigliosa indicazione del verde, soprattutto a riguardo dei giardini pubblici di porta Venezia, completati attorno al 1862, dove si evidenziano i percorsi, il sistema dell’acqua e il nuovo edificio del Caffè.