spingendo la notte più in la wikipedia

L'articolo, intitolato Un'amnistia per Calabresi, contiene anche una vignetta con Calabresi raffigurato come un boia accanto a una ghigliottina, però prende le distanze dalle frasi murali che invitano a uccidere il commissario, in quanto la morte avrebbe evitato il giusto processo[16]: «"Archiviano Pinelli, ammazziamo Calabresi": è scritto sui muri di Milano, è scritto anche sulla caserma S. Ambrogio, e noi, solo per dovere di cronaca, come si dice, riportiamo la cosa. Quello che infastidisce è che, se qualcuno segue il suggerimento, si rischia di vedere saltare, per morte del querelante, il processo Calabresi-Lotta Continua, e la cosa in effetti ci dispiacerebbe un po'...». Fa fatica a capire che si tratta di un processo lungo, e che ci sono tante persone in attesa. Nel 2005, facendo riferimento alle dichiarazioni del 1998 di Raimondo Etro e di altri brigatisti, i quali sostenevano che l'assassino di Calabresi fosse Valerio Morucci, venne presentata una nuova richiesta di revisione alla Corte d'appello di Milano per «ragionevole dubbio di non colpevolezza» (nonostante il procedimento su Morucci fosse stato archiviato), ma venne respinta (il «ragionevole dubbio», pur già espresso in giurisprudenza, è stato introdotto nel codice solo nel 2006)[55]. La cosa mi rimase sospetta e strana, per cui, anche quando vidi nella terza fotografia che mi mostravano si trattava di fotografie formato tessera ma non del tipo segnaletico – l'immagine di un uomo che mi sembrò di riconoscere con certezza come l'omicida – tacqui, riservandomi di dirlo al dott. Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là.Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Milano, Mondadori, 2007.; Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango (1978-1993), Milano, Rizzoli, 1993.; Armando Spataro, Ne valeva la pena.Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa, Roma-Bari, Laterza, 2010. Si confessò prima con un sacerdote, Don Regolo Vincenzi, nel dicembre 1987, affermando col prete di essere stato coinvolto in un grave atto di terrorismo. Egli giustificò di avere guadagnato tutto quel denaro vendendo le crepes alla «Festa dei Pescatori»[87]. [...] Si potrà parlare di quegli anni quando non ci saranno più prigionieri. Prima della conferma della condanna, Pietrostefani si sottrasse all'esecuzione della pena fuggendo in Francia (dove tuttora vive) e beneficiando della dottrina Mitterrand, mentre Sofri e Bompressi (quest'ultimo con alcune settimane di ritardo, essendo temporaneamente resosi irreperibile)[118] rientrarono nel carcere di Pisa già nei primi mesi del 2000. Diario da Tel Abbas; Dicembre 2016. Non c’è possibilità di equivoco. Provo qui a sintetizzare alcune delle mie impressioni di lettura. Consultare recensioni obiettive e imparziali sui prodotti, fornite dagli utenti. Addirittura a Gianni Nardi era stata attribuita una sigla, 0565, anche se fu dimostrato che non entrò mai a far parte dell'organizzazione (la domanda che fece ebbe un esito definito «esito N», cioè negativo)[42]. Compra Libro Spingendo la notte più in là di Calabresi Mario edito da Mondadori nella collana Strade blu non fiction su Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore Marino, già messo a parte da Pietrostefani del progetto omicida, temendo che potesse trattarsi di un proposito non avallato dai massimi dirigenti del movimento, bensì un'azione spontanea e personale di singoli militanti, chiese a Pietrostefani di favorire un incontro con Sofri (capo di LC) in cui ottenere da quest'ultimo la conferma desiderata[6]. Dopo la nuova condanna Sofri cambiò idea e presentò ricorso in Corte di Cassazione. SPINGENDO LA NOTTE PIÙ IN LÀ Abu Zahra racconta della fuga dalla Siria, quando le bambine erano ancora piccole, e dell’effetto che fa vederle crescere in un campo profughi. Su questo evento si innescò la dura polemica sulle responsabilità dell'azione investigativa e sulle responsabilità materiali degli inquirenti, incluso il sospetto di un loro intervento fisico diretto come causa della caduta di Pinelli, e il sospetto che il commissario Calabresi e il questore Marcello Guida fossero presenti nella stanza dalla cui finestra cadde l'anarchico. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo su amazon.it. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti all'improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi. L' affermato giornalista Mario Calabresi  ha voluto rievocare, con la pubblicazione di questo libro nel 2007, la sua formazione e le proprie vicende familiari opportunamente contestualizzate.In tal senso l'autore non ha solo compiuto un viaggio a ritroso per onorare il padre Luigi, il famoso Commissario Calabresi, freddato a Milano nel 1972 da esponenti di Lotta Continua, ma, spinto da un profondo senso civico, ha cercato di ricostruire con obiettività alcuni aspetti dei cruenti "anni di piombo" e delle conseguenze che essi hanno determinato anche nei decenni successivi. Il 12 dicembre 1969 aveva avuto luogo la strage di piazza Fontana: una bomba, di matrice neofascista (come si accerterà), posta nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura di quella piazza del centro di Milano aveva provocato la morte di diciassette persone e il ferimento di ottantotto. Chiede, per l’ennesima volta, di poter partire con i Corridoi Umanitari. Essi si basarono anche su affermazioni, viste come incertezza dell'accusa, ripetute negli anni: l'avvocato di Marino, Gianfranco Maris, dichiarò nel 2000, dopo il rigetto del processo di revisione che confermò la condanna[4][5][6]: .mw-parser-output .citazione-table{margin-bottom:.5em;font-size:95%}.mw-parser-output .citazione-table td{padding:0 1.2em 0 2.4em}.mw-parser-output .citazione-lang{vertical-align:top}.mw-parser-output .citazione-lang td{width:50%}.mw-parser-output .citazione-lang td:first-child{padding:0 0 0 2.4em}.mw-parser-output .citazione-lang td:nth-child(2){padding:0 1.2em}, «Non escludo che Sofri sia intimamente convinto della sua innocenza, forse il via libera che diede a Marino per l'esecuzione dell'omicidio Calabresi scaturisce da un equivoco.». Non è giusto che l'opinione pubblica venga indirizzata in un certo modo. In questo clima di tensione il commissario subì forti intimidazioni e minacce via lettera e con scritte sui muri; si rese conto di essere pedinato e lo annotò[13], tuttavia nessuna scorta gli venne mai assegnata[13]. Le vittime, infatti, sono state tante, e di tante diverse e opposte ferocie, e la spirale che le travolse – non certo solo di “neri” e “rossi” – sembra aver depositato, a una così enorme distanza, un'idea e soprattutto un sentimento più unilaterale e rancoroso che mai, ad onta delle buone intenzioni e dei monumenti e dei giorni del ricordo.». Sofri e Pietrostefani hanno ricevuto la condanna per la fattispecie di «concorso morale in omicidio», Marino per concorso in omicidio volontario con numerose attenuanti, Bompressi per concorso materiale in omicidio volontario. Fu inviata una comunicazione giudiziaria anche a Mauro Rostagno, sociologo e tra i fondatori di LC, poco dopo ucciso dalla mafia vicino a Trapani. Secondo Sofri e i suoi legali, il denaro improvviso a disposizione di Marino sarebbe ammontato non a 30 milioni ma a 200[92]. Con tali somme, che non venivano nemmeno dalla rapine né dalla sua compagna (Antonia Bistolfi, di professione astrologa e cartomante), Marino poté coprire i debiti della sua attività commerciale, di cui poté tornare ad occuparsi dopo la fine della sua breve carcerazione, già nel 1988. Queste critiche portarono l'attenzione sulle contraddizioni presenti nelle testimonianze di Marino, che durante il processo corresse diverse volte parti delle sue deposizioni riguardanti la partecipazione di Sofri e Pietrostefani; alcune delle sue affermazioni sui loro incontri nelle prime testimonianze furono accertate come inesatte[73]. [Alla domanda «Tu lo sai chi ha ammazzato Calabresi?»] Preferisco non risponderti. Tuttavia nel corso del processo furono gli stessi (numerosi) verbali di polizia, redatti a seguito dell'attività di osservazione del comizio di LC (come all'epoca era usuale) ad escludere che in quella piazza quel giorno ci fosse anche Pietrostefani[76]. Che è poi la sola cosa che conta» disse Mughini). Fu un atto terribile: e nato in un contesto di parole e pensieri violenti ereditati, e ravvivati, che ammettevano, per esaltazione o per rassegnazione, l'omicidio politico, come nel giudizio dell'indomani, quello sì scritto da me. Due perizie tecniche della difesa: quella dell'ingegner Gualdi sulla Fiat 125, e quella, ritenuta più importante, del dottor Ugolini, che stabiliva che i due proiettili che colpirono il commissario non vennero esplosi dalla stessa arma, screditando il racconto di Marino sull'esecuzione del delitto. Considerazioni in margine al processo Sofri, La prima vittima - Storia di Luigi Calabresi, Scheda di Luigi Calabresi sul sito della Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, Lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli, Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri, convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, 73ª seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 29ª seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Uno degli identikit disegnati confrontate con le foto dei primi sospetti, Dossier Calabresi – 1972 – La pista Nardi, Relazione n. 5 sui documenti di Robbiano della Commissione Stragi, L'ombra dei depistaggi sul processo Rostagno, Pareri giuridici. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un Libro di Mario Calabresi pubblicato da Mondadori. Questo particolare ha fatto pensare che al volante della "125" ci potesse essere una donna.». Il commissario era presente ai funerali per le sue funzioni istituzionali, e in tale occasione era intervenuto per difendere Mario Capanna (leader del Movimento Studentesco) dal linciaggio della folla[10]. Marino affermò di aver incontrato Sofri in anni successivi all'omicidio per metterlo a parte della sua resipiscenza morale, ricevendo dal Sofri uno sbrigativo rifiuto al confronto e velate minacce: venne accertato (circostanza da Marino inizialmente taciuta) che il reale motivo di tali incontri consisteva nella richiesta di prestiti pecuniari al Sofri, prestiti ottenuti e mai restituiti[91]. Il quotidiano extraparlamentare scrisse inoltre: «È chiaro a tutti che sarà Luigi Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delitto contro il proletariato. Ho chiesto il motivo della loro visita e mi hanno detto che intendevano mostrarmi alcune fotografie di persone sospettate dell'omicidio allo scopo di verificare se potevo riconoscere qualcuno. Non fu tenuto conto di altre indiscrezioni, come quelle provenienti dall'ambiente delle Brigate Rosse, o le affermazioni di Sandalo, Michele Viscardi (che accusò sempre il servizio d'ordine nella persona del musicista e poi docente Franco Gavazzeni come basista, ma fu smentito da Sergio Segio e altri, a cui l'avrebbe detto, che negarono queste parole) e Donat Cattin, oltre che di un altro membro di PL, Enrico Galmozzi (che si sarebbe vantato del delitto, in quanto membro di Lotta Continua, in un colloquio con alcuni brigatisti rossi)[51]. Quest'incontro quindi, decisivo per mandare ad effetto il proposito omicida – è qui che Marino avrebbe avuto le necessarie indicazioni esecutive, soprattutto quella di attendere una telefonata nella sede torinese di Lotta Continua – sarebbe avvenuto (Sofri non sa che Marino sarebbe stato a Pisa) in condizioni quanto mai aleatorie. Vi è di più: all'epoca dei fatti narrati dal chiamante in correità, Pietrostefani era latitante per un reato minore. Negli anni successivi al processo Calabresi ci sono stati altri processi caratterizzati da un quadro indiziario ritenuto debole o persino artefatto, conclusi però con una condanna a causa della chiamata in correità di un testimone definito contraddittorio (ad esempio il processo per l'omicidio di Marta Russo). Anche Morucci negò le accuse, definendole come parte delle «leggende metropolitane» diffuse su di lui, ma querelò Casimirri[56][57]. Ma chi potrebbe non provare lo stesso rimpianto e rimorso? Più convenienza, più convenzioni, più esperienze esclusive riservate ai titolari, Entra nell’area dedicataControlla i tuoi dati, il saldo sconti, le esperienze esclusive e tanto altro. È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Un'altra opera di contenuto analogo, con prefazione del deputato del PSI Riccardo Lombardi, fu pubblicata nel 1971 dal giornalista dell'Avanti Marco Sassano[19]. Ha fatto finta di niente e mi ha mostrato delle grandi fotografie di manifestazioni studentesche chiedendomi se riconoscevo qualcuno. Non ne feci perciò cenno né al Procuratore della Repubblica quando mi convocò per costruire il fotofit presso i Carabinieri, né ad alcun'altra autorità. TRAVAGLIO: IL COMMISSARIO CALABRESI UCCISO DUE VOLTE. Spingendo la notte più in là. Se unito alla tipologia del processo mediatico e all'abuso di test scientifici svolti con un protocollo irregolare, il precedente stabilito dal processo Calabresi di utilizzare come sola prova una testimonianza avrebbe costituito, secondo giuristi come Ferdinando Imposimato e il citato Ferrajoli, un'incrinatura del principio della presunzione d'innocenza stabilito dall'articolo 27 della Costituzione Italiana e dai codici, e l'inizio della vigenza della presunzione di colpevolezza, portando talvolta, de facto, sull'imputato l'onere della prova che invece spetterebbe all'accusa[50][127]. 270), o l'attentato con finalità di eversione (art. Le Brigate Rosse e altri gruppi armati sono entrati più volte anche nelle indagini. Su Calabresi vengono diffuse notizie completamente false e inventate. I giudici veneziani aggiunsero però una parte controversa, favorevole anche all'immediata grazia o alla liberazione condizionale per i tre, poiché fu definito «enorme» il tempo trascorso e senza bisogno di rieducazione dei condannati, e uno degli avvocati di Sofri rilevò anche un profilo di incostituzionalità non accennato dai giudici, legato all'articolo 27[122]. Il giurista Luigi Ferrajoli criticò il processo per essersi svolto come un «esperimento storiografico» accusatorio sugli anni di piombo, anziché come un dibattito giudiziario[125]. L'ultima frase fu interpretata come un invito a esaminare il tema dell'indulto e alcuni senatori di entrambi gli schieramenti (Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Luigi Manconi, Domenico Contestabile e Francesca Scopelliti) promossero un disegno di legge rimasto giacente (soprannominato «legge Sofri») sulla libertà condizionale per i reati precedenti a 20 anni (se non reiterati), volta a promuovere una sorta di amnistia sociale nei confronti dei reati «politici» degli anni di piombo, chiesta anche dai «fuoriusciti», cioè gli ex terroristi che vivevano in Francia sotto la dottrina Mitterrand[150]. Ha infine travolto la tesi della "spontaneità" della chiamata di correo di Marino davanti alla procura di Milano, essendo stato provato in dibattimento che essa fu preceduta da una lunga preparazione in una caserma dei carabinieri e seguita da un'improvvisa e inspiegabile agiatezza grazie alla quale Marino, che fino ad allora aveva vissuto di espedienti e rapine, poté acquistare due appartamenti e due nuovi furgoni per il suo commercio di frittelle.». Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. I magistrati giudicanti hanno invece attribuito ad esse un valore limitato, considerandole principalmente il risultato dei molti anni trascorsi[74]. Il commento fu: «E pensare che è tutta colpa di quella carogna di Camilla Cederna che col suo libro su Pinelli e contro Calabresi, tra l'altro, ha guadagnato decine di milioni»[9][22]. Il terreno, la sede, gli strumenti della giustizia borghese, infatti, sono giustamente del tutto estranei alle nostre esperienze... Il proletariato emetterà il suo verdetto, lo comunicherà e ancora là, nelle piazze e nelle strade, lo renderà esecutivo... Sappiamo che l'eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati: ma è questo, sicuramente, un momento e una tappa fondamentale dell'assalto del proletariato contro lo Stato assassino.»[10]. Secondo il giornalista Gianni Flamini tale funzionario, il cui nome Sofri ha preferito non rivelare sui giornali, sarebbe stato D'Amato in persona[95]; pur non mettendo in dubbio la verità giudiziaria, anche il maggiore dei carabinieri Massimo Giraudo, nel 2001, sostenne che il delitto Calabresi poteva aver avuto esecutori di Lotta Continua, ma sarebbe stato ispirato da persone estranee alla sinistra extraparlamentare, secondo la prassi detta «derivative assassination», simile alla false flag[95]. Chi aveva indossato la toga del patrocinio legale, Michele Lener, vi ha nascosto le trame di una odiosa coercizione. Secondo una perizia tecnica del 1999, è possibile che i proiettili provenissero da due pistole diverse[3]. Nel periodo che seguì l'omicidio Calabresi avvennero molti attentati contro altri dipendenti dello Stato impegnati contro il terrorismo. Risultò poi che lo stato dei luoghi, esattamente descritto da Marino, era quello risultante a seguito di una ristrutturazione dell'immobile avvenuta molti anni dopo il delitto (e l'asserito soggiorno del Marino in detto appartamento), I testimoni videro una donna al volante dell'auto, non un uomo, Marino affermò di essere stato ospitato per una decina di giorni a casa di, Le testimonianze di Margherita Decio (che descriveva il killer come dall'aspetto «svizzero» e «biondo»). Per altre 22 persone, tra cui i maggiori dirigenti di LC, si dichiara il non luogo a procedere[98]. La sentenza definì la morte come accidentale, a causa di un malore che provocò uno slancio attivo e «l'improvvisa alterazione del centro di equilibrio»[14]. Uno dei primi sospettati ufficialmente dell'omicidio fu Gianni Nardi, estremista di destra delle Squadre d'Azione Mussolini (SAM), più volte arrestato per traffico d'armi e di esplosivi, il quale morì in un sospetto incidente d'auto prima che si chiarisse la sua posizione in merito a quest'ultima accusa. Nonostante questo impegno mediatico profuso da molti a favore degli accusati si è giunti comunque alla loro condanna con sentenza definitiva, mentre la richiesta di revisione del processo è stata rigettata dai giudici. In seguito, prima della rivelazione su Calabresi, arrivò a parlare con Marino proprio Bonaventura, che in passato si era occupato dell'inchiesta sull'assassinio del commissario. Mario Calabresi ti invitiamo Esistono delle responsabilità morali. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo. Il riferimento è a un articolo di Sofri[156], pubblicato senza titolo l'11 settembre 2008 sul Foglio, nella rubrica Piccola posta di cui si occupa, in cui scrive tra l'altro: «Non ho mai ordito né ordinato alcun omicidio, e questa verità non si attenua di un millimetro col passare del tempo, e col mio passare il tempo di tanti anni in galera e da prigioniero [...] Il processo – tutte le sue innumerevoli puntate – contro di noi per l'omicidio Calabresi esordì, ormai vent'anni fa, ventilando una responsabilità in solido di Lotta Continua e dei suoi formali (e supposti) organi dirigenti, ma si sbrigò a abbandonare, già in istruttoria, questa strada temeraria, e si ridusse a imputare tre persone di un omicidio di diritto comune, senza muovere alcun addebito di associazione, o di fine di terrore. Inoltre, sempre nella versione iniziale, Sofri non saprebbe del proposito di Marino di incontrarlo dopo il comizio: è Pietrostefani a farsi carico di garantire quest'incontro[6]. È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Spingendo la notte più in l ... e chi invece non c’è più? Comunicai questo spavento al mio amico Cucurullo, il quale sapeva che avevo riconosciuto la sera prima una persona in fotografia, decidendo di non parlare dell'episodio più con nessuno. La storia dell'omicidio Calabresi è anche la storia di chi è rimasto dopo la morte di un commissario che era anche un marito e un padre. Il 9 gennaio 2009, in un'intervista al Corriere della Sera, pur ribadendo la sua innocenza nel delitto di concorso morale in omicidio, Adriano Sofri (poco prima dell'estinzione della pena, avvenuta tre anni dopo) si è assunto la corresponsabilità morale dell'omicidio, per aver scritto, ad esempio, «Calabresi sarai suicidato» e per aver rifiutato all'epoca di deplorare il delitto[153]. La magistratura, dopo un lungo iter giudiziario, ha sentenziato nel gennaio del 1997 la condanna in via definitiva di Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni di reclusione per l'omicidio di Luigi Calabresi e di Marino a 11[32]. Per Marino è giocoforza attribuirle a Sofri: e con ciò il ruolo di Sofri cambia repentinamente da quello di ispiratore a quello di direttore esecutivo[6]. [...] Magari non ero a Milano, non ero nel gruppo delle persone che hanno realizzato quell'attentato. Scalzone rivelò poi a Mario Scialoja che, poco tempo dopo l'omicidio, arrivò una lettera di rivendicazione nella sede di Potere Operaio, firmata da un gruppo chiamato Giustizia Proletaria[22]: «Abbiamo giustiziato il boia Calabresi... Mai più altri Pinelli... Basta con l'estremismo parolaio della sinistra rivoluzionaria... Passare all'azione diretta, subito...». Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo è un libro di Calabresi Mario , pubblicato da Mondadori nella collana Piccola biblioteca oscar e nella sezione ad un prezzo di copertina di € 10,00 - 9788804580447 Il rilevante movimento di opinione pubblica, composto principalmente da simpatizzanti sinistra, si è nel tempo radunato intorno al «caso Sofri», portando per lungo tempo al centro del dibattito politico l'opportunità di concedere o meno la grazia a Giorgio Pietrostefani, Adriano Sofri e Ovidio Bompressi[61]. Domenico Porzio raccontò: «Eravamo giovani e scatenati», ma Saverio Vertone osservò, in un commento, che all'epoca Porzio doveva avere almeno 45 anni[10]. Luigi Calabresi dichiarò di non essere stato presente nella stanza ove avveniva l'interrogatorio di Pinelli al momento della sua caduta, in quanto chiamato a rapporto dal suo superiore. Nessun provvedimento di grazia è stato portato avanti nelle sedi competenti per Adriano Sofri (che non lo ha mai chiesto) e Giorgio Pietrostefani, i due fondatori di Lotta Continua. La motivazione della sentenza venne redatta dai giudici togati (in particolare dal magistrato Ferdinando Pincioni che si era pronunciato contro l'assoluzione, rimanendo in posizione di minoranza all'interno del collegio giudicante) in termini incoerenti con il dispositivo assolutorio, venendo definita «suicida»[105] e aprendo le porte a un nuovo annullamento in Cassazione nel 1994, accogliendo il ricorso della Procura di Milano contro quest'ultimo giudizio[104]. Calabresi, nella campagna di calunnie e isolamento, trovò conforto nella fede, tanto da dichiarare: «Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio, non so come potrei resistere...»[11]. La circostanza che questi, in stato di latitanza, si esponesse pubblicamente in luogo fortemente presidiato dalla polizia, e in una città dov'era molto conosciuto, apparve quanto mai improbabile[6]. [...] Dunque la via per superare queste dolorose e sofferte vicende della nostra storia può essere trovata, ma certo richiede una visione unitaria di quella realtà, una volontà politica determinata e capace di raccogliere il consenso indispensabile.». La Di Rosa disse di averlo confuso forse con un omonimo «Gianni Nardi» o qualcuno che si spacciava per lui[45]. Nardi fu arrestato assieme a due presunti complici, Bruno Stefanò e la tedesca Gudrun Kiess, compagna di Nardi ed ex attrice di film per adulti, anch'ella corrispondente alla descrizione dell'autista[38] (ma i testimoni non la riconobbero e non aveva la patente)[22][39], come sospetto trafficante e in seguito indagato per l'omicidio Calabresi, ma poi vennero tutti rilasciati, poiché Nardi avrebbe avuto un alibi che lo collocava a Roma[40]: all'inizio dice che era a Milano a casa sua, ma non gli credono; nell'appartamento trovano un revolver compatibile, ma la perizia di confronto risulta incompleta[22]. – 1998 – Caso Sofri – Grottesco sul Processo Sofri, Gli aggiornamenti da gennaio '98 a ottobre 2000, 43 anni – Piazza Fontana, un libro, un film, Tre ipotesi sulla morte dell'anarchico Pinelli, Cronologia degli anni di piombo e della strategia della tensione, Cronologia delle persone uccise durante gli anni di piombo, Presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Omicidio_Calabresi&oldid=117380929, Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, Template Webarchive - collegamenti all'Internet Archive, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Marino descrisse una via di fuga, dopo la consumazione dell'omicidio del commissario Calabresi, diametralmente opposta a quella accertata dagli inquirenti all'epoca dei fatti, Disse che il colore dell'automobile utilizzata per l'agguato era beige mentre essa era incontrovertibilmente blu, Descrive poi Bompressi «con i capelli ossigenati» (per camuffarsi), particolare che non venne notato da nessuna delle persone incontrate dall'attivista nei giorni seguenti, ai comizi di LC, Singolari sono alcune conferme delle sue affermazioni: invitato a descrivere l'appartamento milanese utilizzato come base per la preparazione del delitto, Marino ne diede una descrizione molto particolareggiata (a differenza di altre circostanze del delitto) che trovò pieno riscontro nel successivo sopralluogo investigativo.

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