L’Album Hoepli nella collezione di Marino Parenti

Roberto Cassanelli

L’Album Hoepli nella collezione di Marino Parenti
(Biblioteca di storia e cultura del Piemonte, Torino)

 

Un pesante album di fotografie, in un’elaborata legatura di cuoio e metallo che ricorda da vicino quelle tanto detestate da Walter Benjamin nella sua infanzia berlinese. È questa la prima impressione che mi fece l’Album Hoepli quando, una diecina d’anni fa, mi fu mostrato dall’amico Walter Canavesio nelle sale della Biblioteca di Storia e Cultura del Piemonte. Frequentavo da qualche tempo la biblioteca, ricchissima e ancora poco conosciuta, percorrendo spesso il breve tratto di strada che separa via Maria Vittoria dall’Accademia Albertina, dove allora insegnavo, alla caccia delle rare fotografie di Luigi Sacchi (1805‐1861), giunte a Torino col resto della collezione di Marino Parenti quando Luigi Firpo ne favorì l’acquisto da parte della Provincia (1966).
Grande bibliofilo ed erudito, nato ad Asola (Mantova) insieme al secolo (1900), Parenti era morto all’improvviso a Firenze nel 1963, lasciando una quantità eccezionale di libri, documenti, lettere e materiale vario, tra cui anche numerose fotografie, sciolte o riunite in album. Ero capitato in Biblioteca quasi per caso, per suggerimento di Marina Miraglia, che, ricordando un nesso tra Parenti e Sacchi, mi aveva invitato ad approfondire le ricerche. Io stesso d’altra parte, qualche anno prima, avevo visitato una piccola mostra bibliografica allestita, in occasione di uno dei primi Saloni torinesi del libro, nello stand della Provincia con materiali appartenuti a Parenti, e ne avevo conservato a futura memoria il dépliant, che singolarmente menzionava un fotografo Sacchi “di Firenze”.
Parenti in effetti, come primo conservatore di Casa Manzoni a Milano, si era interessato a lungo di cose manzoniane, e quindi di riflesso anche di Luigi Sacchi, “imprenditore” della seconda edizione dei Promessi Sposi (1840‐42), illustrata con xilografie di Francesco Gonin, alla quale aveva dedicato nel 1945 uno studio fondamentale (Manzoni editore) preceduto da un volume altrettanto importante di iconografia manzoniana, pubblicato da Hoepli in soli 150 esemplari (1942). Pur non essendo, a differenza di altri “padri” della giovane storiografia fotografica italiana, come Lamberto Vitali e Silvio Negro, un vero collezionista di fotografia storica né propriamente uno storico della fotografia, campo che intendeva in via esclusiva nella sua valenza iconografica e referenziale (è in questo senso che pubblica ad esempio i dagherrotipi attribuiti a Stefano Stampa nel volume del 1942), Parenti era un rapace  raccoglitore  di qualsiasi documento potesse riguardare le sue aree d’interesse. È tale aspetto essenziale della sua vocazione collezionistica (sorta di “sindrome da gazza ladra”?), che giustifica la presenza tra i suoi materiali anche dell’Album Hoepli (che esibisce orgogliosamente l’exlibris «DI MARINO PARENTI»), sulla cui provenienza dalla collezione privata del grande editore Ulrico Hoepli (1847‐1935) non vi possono essere dubbi.
Il piatto anteriore della legatura presenta infatti un cartiglio metallico con l’iscrizione «I MIEI AUTORI | E | COLLABORATORI», che dichiara, oltre all’appartenenza, a tutta evidenza anche la regìa di Hoepli dal punto di vista dell’assortimento e della distribuzione dei materiali. Di come un tale allestimento aderisca a un preciso orientamento di gusto e cultura dell’editore, è singolare precedente un curioso foglio a stampa (del 1894), intestato «Libreria Internazionale Hoepli», con al centro il ritratto di Ulrico, circondato dalle silhouette dei suoi collaboratori, identificate dalle firme e accompagnate da commenti scherzosi.

01-fotografia_cassanelli_albumhoepli

È a tale concezione di «famiglia culturale allargata», giocata in chiave ottocentesca sulla falsariga degli affetti e delle affinità ideali, che occorre dunque indirizzarsi per comprendere il significato dell’album, che, nella rarefatta trama dei dati documentari concernenti Hoepli (periti nella distruzione di gran parte dell’archivio aziendale dell’agosto 1943), emerge come una testimonianza del tutto eccezionale.
Di manifattura tedesca (per la precisione della ditta Knosp di Stoccarda, come indica il marchio di fabbrica all’interno), e di gusto neorinascimentale (su progetto di Julius Schnorr), fu probabilmente, come suggerisce il cartiglio in italiano, almeno in parte rielaborato a Milano in funzione del nuovo ruolo attribuitogli, quello cioè di archivio visivo della memoria professionale e culturale dell’editore. Anche in assenza di riferimenti espliciti (come firme, o dichiarazioni analoghe di possesso), le dediche apposte su molte fotografie non lasciano dubbi sull’identificazione del proprietario. Anche il cartiglio, d’altra parte, non è distante dal gusto di alcune legature hoepliane, come ad esempio quella del Mazeppa di Byron (1883), che potrebbe servire da affidabile orientamento cronologico.

02-fotografia_cassanelli_albumhoepli

Non va dimenticato che, accanto alla libreria e alla casa editrice, operava in Galleria De Cristoforis un laboratorio di legatoria, cui potrebbe spettare la rielaborazione dell’album. Il gusto tardo‐ottocentesco della legatura si integra bene con le testimonianze ricavabili dalle fotografie degli interni del villino che Hoepli si fece costruire alla fine del secolo in via XX Settembre a Milano (purtroppo distrutto nel secondo dopoguerra), con decorazioni alla Hodler (come la vetrata di Nüscheler), e lo stesso salotto non è poi molto distante da quelli della buona borghesia fissati nella memoria di Walter Benjamin.

03-fotografia_cassanelli_albumhoepli      04-fotografia_cassanelli_albumhoepli

L’album è costituito da ventotto pagine passe‐partout, concepite, come consueto in questo tipo di manufatti, per raccogliere e preservare fotografie di famiglia. In cartoncino spesso, e profilate in oro, erano predisposte per consentire l’inserimento delle fotografie a scorrimento, attraverso apposite feritoie, in intercapedini presenti su entrambe le facce. Secondo una strategia distributiva non ancora pienamente chiarita, guidata comunque almeno in parte dal variare dei formati, Hoepli vi raccolse un notevole numero di fotografie, con qualche incisione e collotipia (complessivamente 136 pezzi), tutti ritratti, distribuibili nell’arco di un trentennio circa. Le date che accompagnano alcune dediche consentono di definire una forbice cronologica che va all’incirca dagli anni Settanta dell’Ottocento agli inizi del Novecento, mentre la presenza, tra le prime immagini, della data 1901, potrebbe costituire un indizio di datazione post quem per l’allestimento dell’album, che troverebbe così tentativamente una sua giustificazione nelle celebrazioni in occasione del trentennale della casa editrice (1871‐1901).

05-fotografia_cassanelli_albumhoepli

Altro esempio di album di legatura tedesca (proprietà privata) con pagine passe‐partout per fotografie di diverso formato.

Come emerge dalla selezione dei ritrattati, il titolo («I miei autori e collaboratori») suona capzioso, e non va inteso proprio alla lettera, assortendo le immagini, oltre ad autori e collaboratori della casa editrice, anche personaggi storici (la regina Margherita, ad esempio), della cultura e della politica, a costituire probabilmente quella sorta di «famiglia (culturale) allargata» auspicata da Hoepli.
Non sorprende così più di tanto l’apertura, certo singolare per la posizione di assoluto spicco, con il ritratto del versatile poeta improvvisatore, letterato e patriota Giuseppe Regaldi (1809‐1883), accompagnato da versi celebranti l’italo sol, patria di adozione amata da Hoepli al pari della natìa Svizzera; né la coerente sequenza, dopo P. Fornari (autore di ispirazione patriottica che per Hoepli prestò la sua opera di traduttore), dei ritratti di Alessandro e Felice Paggi e di Roberto Bemporad, i fondatori e il continuatore della libreria‐editrice Paggi di Firenze (dal 1841), alla quale è riconosciuto un ruolo di ispirazione o comunque di riferimento dell’avventura hoepliana sino ad oggi non avvertito. E a ciò non è forse estraneo il collegamento di Felice Paggi con la Tipografia elvetica di Capolago, punto di riferimento per i patrioti del Risorgimento.
Non è possibile procedere qui ad un puntuale commento dei personaggi ritratti, che necessita di speciali attenzioni anche per le difficoltà poste da alcune identificazioni. Basti osservare come le immagini si alternino nei fogli (seguendo la varietà dei formati, dalle carte‐de‐visite ai più rari cabinet, secondo quanto Hoepli poteva disporre), presentando uomini politici e di cultura, da Gabriele Rosa a Giuseppe Colombo (autore del fortunato Manuale dell’ingegnere), a Cesare Cantù, Emilio Broglio, il matematico Luigi Cremona, Carlo Fiorilli, e molti altri. Forse non a caso la selezione si conclude con Camillo Boito, architetto e professore di architettura, autore di un diffuso “manuale Hoepli” sul disegno, a ribadire il rapporto privilegiato dell’editore con la comunità scientifica milanese e in particolare con il Politecnico.
Spiccano alcune assenze, prima fra tutti quella di Adolfo Venturi, che proprio nel 1901 iniziava la pubblicazione della grande Storia dell’arte italiana, dilatatasi, rimanendo incompiuta, per circa un quarantennio. Insieme a Paolo Gaffuri e all’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo, Hoepli fu infatti, sin dagli anni Ottanta dell’Ottocento, un pioniere nelle pubblicazioni d’arte in Italia e nella sperimentazione della tecnica fototipica. Tali assenze potrebbero essere un indizio per una datazione dell’album non oltre i primi anni del nuovo secolo.
Ma quando, uscendo dallo studio di Ulrico, l’album è approdato tra i libri di Marino Parenti? Difficilmente durante la vita dell’editore, scomparso all’inizio del 1935; è invece plausibile che sia stato consegnato a Parenti (presumibilmente da Carlo Hoepli) tra il 1935 e il 1943, quando, durante i bombardamenti dell’agosto 1943 la libreria Hoepli andò completamente distrutta insieme al magazzino. Ma a quale scopo? Parenti fu dalla seconda metà degli anni Trenta e per tutto il periodo doloroso della guerra, collaboratore della casa editrice Hoepli (restano nell’epistolario presso la Biblioteca di Torino molte lettere con Carlo e Ulrico Hoepli jr.). La presenza sulle pagine dell’album di alcune notazioni identificative a matita (di mano di Parenti) farebbe pensare a un interesse soprattutto iconografico, e a una destinazione editoriale, ad esempio (ma si tratta evidentemente solo di un’ipotesi) in vista della riedizione (mai portata a termine) del Dizionario biografico universale di Gottardo Garollo, pubblicato da Hoepli nel 1907, di cui nella raccolta Parenti si conservano ancora le strisce di bozze. Consegnato in vista di tale impegno, a causa della guerra restò tra le carte del bibliofilo, che lo integrò in seguito nella propria biblioteca.
Ed è proprio a tale passaggio di mani che dobbiamo la sua sopravvivenza e la possibilità preziosa di studiarlo ancora oggi.

 

Riferimenti bibliografici

Per Ulrico Hoepli:

«… am literarischen Webstuhl…» Ulrico Hoepli 1847‐1935 Buchhändler, Verleger, Antiquar, Mäzen, hrsg. von J. Jung, Zürich, Neue Zürcher Zeitung, 1997; Ulrico Hoepli 1847‐1935 editore e libraio, a cura di E. Decleva, Milano, Hoepli, 2001; Ulrico Hoepli (1847‐1935). Ein Thurgauer zwischen Limmat und Naviglio, Zürich, Zentralbibliothek Zürich, 2003; Tecnica e bellezza. Hoepli tra arte e architettura 1890‐1950, Lugano‐ Milano, Edizioni Città di Lugano‐Hoepli, 2008.

Per Marino Parenti:

Un uomo di lettere. Marino Parenti e il suo epistolario, a cura di Angelo d’Orsi, Torino, Biblioteca di Storia e Cultura del Piemonte, 2001.